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“Che cos’è l’amor…”

“Che cos’è l’amor…”

(epistolari d’amore)

uno studio teatrale dal progetto “Il teatro e il benessere” rivolto a persone con malattie neurodegenerative, familiari, caregivers, operatori del settore, promosso da:

ASP – Centro Servizi alla Persona / Servizio Anziani, sindacati CGIL, CISL, UIL, Centro Teatro Universitario di Ferrara

diretto da Michalis TraitsisBalamòs Teatro

collaborazione artistica Patrizia Ninu

foto: Andrea Casari

video: Marco Valentini

con Lidia Bacilieri, Amedeo Bergamini, Laura Bertoni, Valeria Brina, Roberta Capisani, Giancarla Cavallari, Giuseppe Cota, Alessandra Ferraresi, Maria Groza, Svetlana Grundan, Morena Manservigi, Marilena Marzola, Antonietta Mazzanti, Giuseppe Mesiano, Patrizia Ninu, Paolo Piccinini, Rosina Pititto, Marco Sacchetto, Rosa Sandri, Giulia Tiozzo, Idalgo Zanotti

Venerdi 14 dicembre – ore 21.00 – Sala Estense, Ferrara

ingresso a offerta libera

Le lettere non sono solo ponti che legano le persone, ma soprattutto ponti aperti dentro noi stessi, varchi, raccoglimenti, che ci permettono di capire meglio, di soppesare le emozioni e le idee, di dare spessore alle cose che oggi ci è sostanzialmente ignoto. Oggi non abbiamo il tempo necessario per quel proficuo raccoglimento, di cui la lettera è lo strumento privilegiato. Ogni lettera, in fondo, come ogni libro, è un pò una lettera d’amore.”

“Noi non sappiamo più cosa sia una lettera: di qualsiasi dismisura e confidenza e tensione di verità si carichi, rispetto alla comunicazione orale. Nè lo sapranno i filologi del futuro, forse del tutto  oziosi in mancanza di epistolari, nè i nostri figli, che già guardano a una penna e a un foglio di carta con stupore e magnanima sufficienza.

Il progetto “Il teatro e il benessere”

Lo studio teatrale “Che cos’è l’amor…” (epistolari d’amore) segna la conclusione del percorso laboratoriale del progetto “Il teatro e il benessere”, rivolto a persone affette da malattie degenerative, loro famigliari, care givers, operatori socio assistenziali e studenti universitari.

“Il teatro e il benessere” è un luogo d’incontro alla ricerca di contatti e relazioni. Dove esporsi con coraggio e determinazione, respingendo la paura e nel rispetto della propria persona e degli altri. Per sperimentare le proprie fantasie, affrontando limiti, delusioni, disperazioni. Dove rafforzare la stima in sè stessi giocando a fare teatro. Anche quest’anno il laboratorio è diretto da Michalis Traitsis, regista e pedagogo teatrale di Balamòs Teatro conduttore del laboratorio teatrale del Centro Teatro Universitario, con l’impegno di creare un ulteriore legame tra processi di cura e processi creativi. La malattia e la sua cronicizzazione impongono un cambiamento radicale di vita, delle persone direttamente coinvolte e anche dei famigliari, che almeno agli esordi è vissuto prevalentemente come un arresto totale di vita, uno scompaginamento in cui sembra difficile attivare risorse.

Un’esperienza teatrale, se integrata nell’insieme delle attività riabilitative, può considerarsi un efficace strumento all’interno di una riabilitazione multifunzionale.

Il percorso laboratoriale si propone come spazio-tempo separato dalla quotidianità, dove è possibile soprattutto presentarsi agli altri a prescindere dalla malattia, sperimentare insieme ai compagni e ai famigliari, un cerchio di attenzione, di solidarietà, di incoraggiamenti reciproci, di costruzione di una impresa comune che crea un respiro collettivo, che mette in contatto con i propri limiti ma nel contempo con le proprie risorse, che mira a riattivare le parti “sane” per contrastare la mortificazione della malattia, che crea nuove modalità relazionali.

La metodologia proposta non prevede copioni preconfezionati ma prende spunto da suggestioni, immagini, reazioni dei partecipanti agli stimoli indotti attraverso  musiche, canti, improvvisazioni, esercizi teatrali. La rappresentazione finale risulta dunque intrinseca ai temi emersi durante il percorso.

Nel primo anno del progetto “Il teatro e il benessere” si è scelto di lavorare sulla memoria emotiva, sul passato inteso come patrimonio di ricordi tradotti in storie e narrazioni. Nel secondo anno si è affrontata la sfida del futuro, come  sogno da ritrovare, da svelare a sè stessi prima che agli altri. Nel terzo anno si è esplorata, attraverso le storie di bizzarri e surreali personaggi, la possibilità di un Altrove dove è possibile costruirsi realtà altre che sostengono e alleggeriscono le proprie.

Quest’anno, forse proprio a causa del crescere di relazioni di profondo rispetto, aiuto, benessere, ci si è accostati al tema dell’amore. E cosa poteva esemplificare meglio l’amore, per una certa generazione, di una Epistola? La lettera era l’attesa che nutriva il tempo, era il ponte che legava le persone e che apriva comunque finestre dentro se stessi, sulle proprie emozioni e  idee, era raccoglimento, era rito, odori, immagini, intuizioni, slanci, ansie e ombre, oggetto imprescindibile nell’esistenza di ciascuno.

La ricerca si è dunque orientata sulle lettere d’amore che nella letteratura hanno avuto e hanno ancora un peso, scegliendo quelle che creavano risonanze ed echi in ciascuno, che non necessariamente avevano a che fare con una relazione tra uomo e donna, magari con una figlia, con un’idea politica, con una canzonatura dell’amore, in un rituale ritrovo annuale un gruppo di amici si da appuntamento per condividere, non solo la passione per il cibo e gli affetti, ma anche quella per la lettura che permette di rivelare a ciascuno la bellezza della poesia.  

Locandina CHE COS’E’ L’AMOR – 2018

Nota della regia

 

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